Ho letto, come credo tanti, la notizia sul Corriere di oggi 25 novembre: i vigili di Milano hanno controllato e sanzionato tal Tomaso Trussardi, che se ne è lamentato su facebook.

L’uomo ha ritenuto, clamorosa novità in Italia, eccessivo il controllo e si è sfogato scrivendo: «fermare una persona alle 7:30 della mattina in giacca e cravatta, lasciatemi dire, non del tutto sconosciuto, con la sua auto d’epoca mentre stava cercando di andare in motorizzazione ad immatricolarla (regolarmente provvisto di targa prova) lo trovo a dir poco eccessivo, in un momento in cui le attenzioni delle nostre amate forze dell’ordine dovrebbero essere rivolte a ben altre cose».

Premesso che come qualunque italico cittadino medio anche il famoso (ignoravo chi fosse ma ho scoperto che è un personaggio famoso) signor Trussardi, quando si trova destinatario di un controllo, ritiene che ci siano ben altre priorità e che questa affermazione è assolutamente legittima e condivisibile, credo di poter notare nelle parole dell’uomo una versione politicamente corretta e adeguata ai tempi nostri del mai tramontato “lei non sa chi sono io”.

Certo in versione buonista, senza arroganza e senza esibizione di titoli e benemerenze e tuttavia, l’affermazione che chi circola con auto d’epoca la mattina presto vestito in giacca e cravatta (e non del tutto sconosciuto) debba andare esente da controlli mi induce un senso di disagio proprio come la vituperata frase di poc’anzi.

Non credo che l’uomo intendesse questo, per carità, ma mi sembra un’affermazione involontariamente infelice.

C’è però molto di buono nelle parole di Trussardi, specie quando si riferisce all’attenzione delle forze dell’ordine, da rivolgere a ben altre cose. L’uomo, più lungimirante di tanti ministri e relativi burocrati ministeriali, ci considera, evidentemente, forze dell’ordine; se così fosse proporrei ai colleghi di indire una colletta per pagare la sanzione a questo giovane uomo di successo (un VIP) e di ingaggiarlo come testimonial in favore della battaglia che tanti colleghi stanno portando avanti per tutelare la sicurezza e la dignità del nostro lavoro.

Una nota stonata mi guasta tuttavia l’affermazione “nostre amate forze dell’ordine”: se davvero il signor Trussardi amasse le forze dell’ordine avrebbe potuto assumere un diverso comportamento e vedo di chiarire il mio pensiero.

In un periodo in cui la coesione sociale scricchiola, in cui chiunque si permette di svilire il lavoro altrui, di contestarlo con la violenza (vedasi buon ultima l’aggressione dei venditori abusivi a Reggio Emilia contro le forze di polizia che controllavano la regolarità del mercato) uno che veramente ama le forze dell’ordine e ritiene di essere stato vittima di un’ingiustizia o un sopruso (a maggior ragione se è persona famosa) dovrebbe seguire quanto prevede la legge in questi casi e non diffondere la notizia.

Il signor Trussardi avrebbe potuto presentare ricorso al Prefetto o al giudice di pace lamentando le eventuali irregolarità; avrebbe anche potuto chiedere spiegazioni al comando degli agenti, domandando perchè mai questi si permettano di controllare persone in giacca e cravatta, avrebbe potuto scrivere al sindaco, al prefetto, al ministero dell’interno segnalando l’episodio ma, volendo bene alle amate forze di polizia, si sarebbe astenuto dal criticarle pubblicamente su un social network, ben sapendo che avrebbe ottenuto solidarietà a buon mercato, scatenato la solita rabbia degli insofferenti a qualunque controllo e, in fondo, delegittimato agli occhi del pubblico, l’operato degli uomini in divisa.

Questo non significa dire che avrebbe dovuto condividerlo: nessuno potrebbe pretendere che il signor Trussardi condivida l’operato degli agenti ma un conto è non condividere altro è pubblicare affermazioni che un uomo non certo sprovveduto non può non sapere che effetto avranno.

Credo che un pensiero siffatto lasci intendere una insofferenza a Cesare, al diritto statuale moderno che prevede la soggezione di tutti, indistintamente, alla legge.

Freud ci ha insegnato cosa è una formazione reattiva, quell'”amate” se non è volutamente ironico è comunque un modo per esprimere il contrario di quel che si intende.

Le forze di polizia, peraltro, non vanno amate (di solito si ama quel che ci corrisponde) ma rispettate (il che non implica rinuncia alla critica), ma ben diverse sono la critica e la lamentela.

Ricordo in chiusura che una delle vittime dei fanatici islamisti, ai tempi di Charlie Ebdo, era una vigilessa, intervenuta per i rilievi di un incidente stradale in cui era coinvolto uno dei vari assassini.