Altro episodio dell’italica quotidianità: un sacerdote, in quel di Pistoia, porta in piscina una serie di giovanotti, rifugiati o migranti non so e scatena le ire funeste della lega nord e non solo. Razzisti e antirazzisti in campo.

Cosa ci sia di riprovevole o scandaloso nel portare in piscina aitanti giovanotti non mi è dato comprenderlo: le piscine sono luoghi di svago e socializzazione cui sono ammessi tutti coloro che pagano l’obolo richiesto per l’ingresso; non credo che il colore della pelle possa o debba essere un criterio distintivo per ritenere opportuna o meno la presenza.

Nemmeno lo stato di disoccupazione perchè, al contrario, in un luogo di socializzazione potrebbe accadere che si facciano incontri interessanti e proficui, anche in chiave professionale, perchè no.

Stare su piazza è sempre utile ed è un buon segno di civiltà, anzi si potrebbe dire che una civiltà può essere definita tale proprio se vi sono delle piazze, che non è detto che siano necessariamente luoghi fisici all’incrocio tra varie strade (ad esempio si dice “piazza affari”).

Quindi su questo tutto il mio plauso al sacerdote.

In tutto questo c’è, però, qualche margine di ambiguità: la frase che accompagna le foto pubblicate su facebook (che ho visto dal sito del Corriere della Sera) non mi entusiasma.

A meno di non credere che il reverendo signor parroco sia uno sprovveduto, è fuor di dubbio che un post del genere intendeva creare lo scompiglio che ha prodotto

“Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici”, questo scrive il sacerdote come proclama.

A proposito di patria

Analizziamola un po’: loro chi? i rifugiati? quegli specifici ragazzi ritratti in foto e loro soltanto o tutti i ragazzi con quel colore della pelle?

Loro sono la patria cosa significa? che il sacerdote intende condividere con loro cosa esattamente? Sarebbe opportuno chiarirlo meglio, questo concetto di patria, perché sappiamo bene che uso ne è stato fatto negli ultimi secoli. 

“Loro” sono i buoni e gli altri, i razzisti e i fascisti sono i cattivi? addirittura nemici del sacerdote?

Operazione a dir poco manichea e sicuramente intellettualmente disonesta.

Non essendo chiaro chi siano i “Loro” affibbiare una patente di presunta bontà mi sembra azzardato soprattutto se pensiamo che il peccato originale ha colpito l’intera umanità, in questo assolutamente egualitario, senza fare distinzioni di nazionalità, colore della pelle, credo religioso o chissà che altro.

Di nessuno si può dire che sia buono o che sia la propria patria se non imputativamente, cioè dopo prolungata esperienza positiva: dai frutti si giudica l’albero e quindi soltanto dopo che si è fatta esperienza, reiterata, che le cose sono andate bene ha senso utilizzare alcune definizioni.

Il rischio, altrimenti, è di cadere nell’ontologia: c’è qualcuno che possiede una qualità, a prescindere, come direbbe Totò, e qualcun altro che ne è privo, prospettiva poco incoraggiante se propagandata da un sacerdote cattolico.

Che poi abbia dei nemici mi preoccupa ancora di più: fascisti e razzisti sono nemici?

Ma può un sacerdote avere dei nemici? Il demonio e il peccato sono i suoi nemici (da intendere nel senso che loro si oppongono a lui, mentre lui è più opportuno che si occupi d’altro, per non cadere in fissazione e tentazione), per il resto non sarebbe piuttosto molto più utile lavorare per correggere e convertire i peccatori?

In definitiva ho paura che il reverendo signor parroco non faccia altro che utilizzare i social per una delle più trite battaglie di questi tempi, quella dell’antirazzismo in servizio permanente effettivo che è l’altra faccia del razzismo, entrambi fissati al medesimo impianto teorico anche se in molti casi travestito da agnello grazie alla formazione reattiva che cela l’odio sotto l’apparente dedizione alla causa umanitaria.

Gli antirazzisti rischiano di essere razzisti come coloro che combattono poiché la linfa della mala pianta è la medesima da cui entrambi suggono.

Non bastasse a complicare la storia intervengono quelli di Forza Nuova, l’altra faccia speculare, come detto prima, che vogliono andare a Messa per verificare l’ortodossia del sacerdote.

Ecco allora che su questo fumoso impianto si innesta anche Sua Eccellenza Reverendissima il Vescovo di Pistoia, ordinario del reverendo signor parroco; questi contesta la partecipazione alla Messa degli esponenti dello sciagurato gruppo politico, tacciandola di profanazione.

Ovviamente Sua Eccellenza ha più che ragione e non ha nessun senso trasformare la Messa in una contesa, quel luogo e quell’azione liturgica non possono né devono essere strumentalizzate in alcun modo.

Tra l’altro è notorio che le contese non portano a nulla.

Però in una cosa si è fatto prendere un po’ la mano: «Ricordo anche, perché sia a tutti chiaro, che sull’operato di un prete, sul suo insegnamento e la sua azione pastorale, giudice è il vescovo, che non si esime certo dal valutare con attenzione le varie situazioni. Nessun altro può prendere il suo posto. Chi ha da fare critiche, le faccia sempre con carità cristiana direttamente al prete o al vescovo. Valutate le cose, il vescovo prenderà i provvedimenti che riterrà doverosi o più opportuni».

In questo, Eccellenza, mi permetto di dissentire: chi si espone sui social (scelta libera) non può pensare di sottrarsi alla critica.

Chi si espone utilizzando la tonaca ovviamente coinvolge (volendolo), e lo sa benissimo,  l’intera comunità ecclesiale e non può pensare di farlo senza suscitare critiche e valutazioni sia sull’operato che sulla dottrina.

Ovviamente spetta agli organi vaticani competenti valutare la dottrina, a fini disciplinari, ma spetta a qualsiasi persona, cristiano o meno, utilizzare il proprio giudizio per verificare se l’insegnamento di un qualsiasi sacerdote sia conforme all’ortodossia.

Chiudo con una considerazione: io sono un occidentale, di mezza età, senza particolari competenze o genialità, un borghesuccio piccolo piccolo, ebbene che cosa offre a me la chiesa cattolica? cosa mi dovrebbe attirare, cioè farmi venir voglia di appartenere alla comunione ecclesiale cattolica?

Dai discorsi che sento in giro dovrei sentirmi in colpa per quel poco che ho e dovrei darmi da fare per accogliere tutti quelli che vengono nel paese in cui sono nato e cresciuto perchè, dice Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Pietro Parolin, «non dimentichiamo, almeno noi, che queste donne, questi uomini, questi bambini sono in questo istante nostri fratelli. E questa parola traccia una divisione netta tra coloro che riconoscono Dio nei poveri e nei bisognosi e coloro che non lo riconoscono».

Ricordo a Sua Eminenza che erano fratelli Caino ed Abele, Romolo e Remo, Eteocle e Polinice giusto per citarne dei più famosi e che per la fratellanza vale lo stesso discorso fatto poco sopra per la bontà ed aggiungo: se sono nostri fratelli, cosa dobbiamo fare? accoglierli tutti, mantenerli, impoverirci, rinunciare alla nostra cultura per essere inclusivi e tolleranti e che altro ancora?

L’odio per l’occidente non porterà buoni frutti, nemmeno alla chiesa.

Parma, 27 agosto 2017, memoria del Beato Ferdinando Gonzalez Anon sacerdote e martire