L’undici luglio, giornata insignificante, anzi negativa da molti punti di vista, buon ultimo il sinistro che mi ha visto protagonista: erano anni che non avevo incidenti stradali ma oggi ho interrotto, purtroppo, la buona tradizione, pazienza.

Già in mattinata un segnale piccolo piccolo mi aveva un po’ corrucciato: facendo una residenza in quell’amoenus locus di Mezzani, ho chiesto, come di prammatica, la professione di un tizio, che mi ha risposto: pensionato.

Pensionato? era più giovane di me di due mesi ed è già in pensione: mi spiegava che apparteneva alle forze di polizia e e quindi ha potuto godere dei relativi vantaggi pensionistici.

Non ho rosicato, pensando a lui sì e a me e tanti colleghi in divisa come no, ma mi sono soffermato a pensare che un uomo di 50 anni non può andare in pensione, in Italia, oggi.

Certamente non voglio poliziotti, carabinieri e finanzieri o altri militari a lavorare con bastone e dentiera (per le polizie municipali non si pone la questione, noi siamo impiegati quindi al lavoro anche in carrozzina) ma bisognerebbe pensare ad un percorso che, dopo una certa età, preveda impieghi in ufficio.

Mancano, ad esempio, i cancellieri nei tribunali? perchè non utilizzare poliziotti ultra cinquantenni? o come custodi nei musei…

Capisco che la cosa non sarebbe semplicissima da fare ma credo che governi che hanno partorito leggi come la fornero o la severino possano, con poco impegno, pensare a soluzioni decorose e non economicamente catastrofiche.

La seconda parte del pomeriggio è dedicata, invece, alla santa Messa, visto che domenica mattina lavoro (da solo, un’altra di quelle geniali organizzazioni del lavoro che le pubbliche amministrazioni riescono a partorire con la complicità – opposizione dei sindacati).

Dunque alle 18.30 mi trovo in san Benedetto, dove intravedo con una certa incredulità alcuni membri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme: presto spiegato l’arcano: la Messa sarà una solenne celebrazione presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima il Vescovo di Parma e Abate di Fontevivo.

Avevo visto dal vivo questi cavalieri anni fa, a Vienna, in occasione delle celebrazione di una Messa in memoria di San Giovanni Paolo II, a pochi giorni dalla sua morte.

Se a Vienna facevano la loro figura, in Cattedrale e durante un rito solenne, a Parma, il torrido sabato pomeriggio in una parrocchia di periferia mi sembravano vagamente fuori posto, ma ammetto che è la mia invidia clerical cerimoniale sempre in agguato a farmi bofonchiare.

L’occasione è solenne, processione che inizia fuori dalla chiesa, di quelle come Dio comanda, con alcune piccole sbavature, veniali ma non troppo.

Da sempre è risaputo che sono liturgicamente un bieco retrivo conservatore: da sempre mi sono opposto alla presenza di donne sull’altare (c’era un sant’uomo che diceva “mulier taceat in ecclesia”?), da sempre non apprezzo le chierichette; orbene oggi mi trovo fior fiore di chierichettona, bella cresciutella, che proprio non era il caso.

Seconda sbavatura: il Vescovo non aveva la cattedra al centro dell’abside, ma su questo sono disposto a transigere.

Terzo: il coro inzia a cantare un Gloria che vabbè non pretendiamo, salvo poi, inspiegabilmente, interrompersi e passare al consueto recitativo ma in un punto in cui nessuno capisce da dove si procede, con gran confusione e imbarazzo.

Ultimo: mentre il Vescovo sfila nella navata per uscire dalla chiesa qualcuno approccia un tentativo di applauso, del tutto mal riuscito: mi sono sempre opposto agli applausi in chiesa e più che mai ad un Vescovo; non è quello il modo di salutarlo ringraziarlo omaggiarlo.

Vengo all’omelia; Sua Eccellenza ha testualmente detto che chi ha sostenuto che “la religione è l’oppio dei popoli” si è sbagliato perchè “è scientificamente dimostrato il contrario”.

Ha proseguito che vivremmo senza parmigiano, inventato nei monasteri della zona e senza tante altre prelibatezze e c’è chi sostiene che la religione è l’oppio dei popoli…

Concordo con Sua Eccellenza sulle invenzioni, culinarie e non, dei monaci ma quanto alla religione, devo ricordarmi, viste le mie tentazioni, che il cristianesimo è, per sua natura irreligioso, ed anzi Gesù era ateo, un uomo senza Dio.

Di religioni ne abbiamo una ed è più che sufficiente.

Ho anche capito, spero di non aver frainteso, che la mia vecchia, gloriosa parrocchia di san Benedetto è defunta per fusione e che la nuova sarà dedicata al beato Paolo VI; ovviamente l’obbedienza a Monsignor Vescovo è fuori discussione ma mi sembra significativo che si passi da san Benedetto, mica a caso patrono d’Europa, a Paolo VI, che è stato un’ottima persona ma letteralmente asfaltato dai cupi tempi in cui ha vissuto.