Il problema dei profughi e degli immigrati clandestini è enorme, non ci sono facili soluzioni ed è un campo minato perchè è una di quelle questioni che scatenano i soliti schieramenti da stadio.

Le reciproche accuse piovono come le cavallette della famosa piaga d’Egitto; si scatenano anche i profeti laici che pontificano in modo talmente sguaiato da far impallidire i prelati in tonaca.

Dunque in questo clima arroventato (e non solo metaforicamente), finalmente, il ministro dell’interno, Marco Minniti, prende delle iniziative e relative decisioni attuative.

Una di queste è un protocollo operativo di cui chiede la sottoscrizione alle varie ong che si occupano del recupero in mare dei poveretti stipati sui barconi.

Una delle clausole che il ministro chiede di approvare, sento la notizia dai tg quindi non ho approfondito di persona, è quella sulla presenza a bordo delle navi delle ong di personale della polizia giudiziaria, ovviamente armato.

Sostengono le ong che è una forma di sicurezza per i loro stessi operatori il garantire che nessun’arma è presente dove si trovano i loro collaboratori, il che è comprensibile in territori dove impazza la guerra civile o quella tra bande e tutti sono contro tutti. Dove non esistono istituzioni le ong si pongono come istituzione neutrale, dichiaratamente disarmata in modo da garantire ogni parte in causa.

Ma dove le istituzioni esistono? dove vige lo stato di diritto?

Qualunque paese occidentale ha una storia ed una tradizione sul possesso e l’uso delle armi, sui poteri della polizia ai quali non è bene che rinunci.

Le ong si pongono, scientemente, come organismi sopranazionali, indipendenti dagli ordinamenti giuridici nazionali, svincolati da ogni valutazione politica ed economica.

In nome dell’ideale per cui siamo tutti cittadini del mondo devono scomparire tutte quelle leggi e controlli che, invece, caratterizzano gli stati nazionali.

Questo è un altro modo, politicamente corretto, anzi umanitario, per portare la guerra direttamente contro l’Europa, la sua storia, i suoi costumi: è il mondo occidentale il nemico da sconfiggere e l’arma utilizzata è la globalizzazione dei diritti.

Ma più diritti per tutti, come avrebbe detto tempo fa l’ex Cavaliere, è un modo di intendere la realtà molto ideologico e pericoloso perchè certe acquisizioni sono frutto di una storia che deve essere personalmente (e statalmente) vissuta pena le illusioni, poi pagate a caro prezzo, di chi ha sostenuto la teoria dell’esportazione della democrazia.

Non esistono scorciatoie nello sviluppo di un popolo come non esistono in quello di un individuo.

Scriveva Goethe:

“Was du ererbt von deinen Vätern hast,

Erwirb es, um es zu besitzen.”

“Ciò che hai ereditato dai tuoi padri devi acquisirlo tu stesso per possederlo”.

Questo significa che i tentativi di educazione sono sempre fallimentari e che non sono ammesse scorciatoie: l’eredità va accettata con beneficio di inventario e vagliata come si faceva col ventilabro di evangelica memoria: “Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile”.(Mt, 3:12).

Quale eredità propongono a profughi e migranti le ong? Offrendo loro e pretendendo per loro diritti astratti combattono l’idea stessa del diritto come è stato concepito dal mondo occidentale.

Se tutto è dovuto quale lavoro di acquisizione dovrà essere compiuto? Se fino al giorno prima la vita era regolata da rapporti famigliari e di clan in un’ottica tribale (sarebbe interessante andare a guardare se e quanto razzismo c’è nel continente africano) e/o religiosa e, una volta compiuta la pericolosissima (nessuno nega le peripezie spesso tragiche che questi poveretti si trovano ad affrontare) traversata si trovano, all’improvviso titolari di una serie di diritti, ebbene quale lavoro hanno compiuto per acquisire un tale nuovo e diverso status?

Non si troveranno piuttosto in mano strumenti che non sanno maneggiare? I problemi di integrazione degli immigrati di seconda o terza generazione forse hanno anche in questo una ragion d’essere.

Mi è capitato, negli anni, a Rimini e Modena, di avere a che fare con extracomunitari, spesso venditori ambulanti abusivi o sbandati di vario tipo e spessissimo mi sono sentito obiettare che il mio controllo sarebbe nato dal razzismo: “tu mi controlli perchè sono nero, sei un razzista”.

In questi episodi tanto frequenti quanto banali c’è il condensato di quanto ho detto: chi è razzista nell’episodio che ho raccontato? L’agente della polizia municipale o il carabiniere o comunque la divisa che effettua il controllo o l’extracomunitario che intende sottrarvisi e pretende di continuare a fare quel che faceva prima in un contesto sociale, economico e giuridico completamente diverso?

“Ciò che hai ereditato dai tuoi padri devi acquisirlo tu stesso per possederlo”: le ong, nella loro teoria, umanitaria e perciò incontestabile a pena di trasformare chiunque sia in disaccordo in un mostro di insensibilità e razzismo (il papa laico Saviano docet), hanno fatto fuori il padre, sostituito da una teoria di uguaglianza universale dove non c’è alcuna eredità da ricevere, far propria e rielaborare.

Debbo correggere la famosa affermazione di Dostoevskij: “se Dio non esiste tutto è permesso”.

Se il Padre non esiste nulla è permesso perchè se non c’è un criterio di legittimo possesso dei beni, un principio ereditario e perciò pacifico, da ricevere, allora tutto si trasforma in prepotenza e/o impotenza.

La prepotenza delle ong, la prepotenza dei migranti, l’impotenza della politica (celata spesso dallo sguaiato gridare), la prepotenza del razzismo identitario fondato sul sangue o sulla terra sono sfaccettature dello stesso fenomeno: mancano – soppresse – l’idea del diritto e dell’economia.

I diritti sono usati come clava contro il diritto.

Postilla: avevo scritto queste righe e stavo per pubblicarle quando ho scoperto, grazie ad un amico, che il Corriere della sera ha pubblicato un editoriale del mio sempre più stimato Ernesto Galli della Loggia, col quale, quasi inutile dirlo, mi trovo in totale sintonia.

Parma, 7 agosto 2017 memoria di San Gaetano Thiene Sacerdote