La presidente della camera dei deputati, terza carica dello stato, Laura Boldrini, a me da sempre pervicacemente sgradita, ha lanciato una battaglia contro gli odiatori del web, contro le persone che si “permettono” di insultarla sui profili social.

Anticipo subito, per non essere tacciato di buonismo, che auspico quanto prima la fine della carriera politica di questa presidente della camera, ma credo doveroso rilevare come di debba a lei e alle persone che le sono accanto, tutta la solidarietà che merita che merita chiunque decide di esporre il proprio pensiero pubblicamente e quindi anche mediante la rete.

Non possono nè devono esserci dubbi o margini di ambiguità: chiunque esponga civilmente ciò che pensa deve essere rispettato, senza se  senza ma e non c’è nessun motivo che possa giustificare una deroga a sfavore della presidente della camera.

Ella, come chiunque altro, può e deve essere criticato e financo combattuto, sul piano delle idee, cioè con motivazioni logiche e razionali, nel pieno rispetto della persona. Ci sta anche una certa dose di ironia, ma comunque il rispetto deve prevalere su tutto.

Bene ha fatto, dunque, la Nostra, a dichiarare pubblicamente che perseguirà coloro che si permettono di scrivere le aberrazioni che ho letto, riportate dal Corriere della Sera.

Quindi la Boldrini denuncerà, il che è una piacevole novità poiché, normalmente, nell’ambito politico da cui proviene, i delinquenti sono normalmente vittime del sistema e, in fondo, mai del tutto colpevoli: c’è sempre un disagio, la società, la borghesia, gli americani, i fascisti o qualcosa d’altro cui dare la colpa.

Dire che gli odiatori sono dei criminali, perchè chi insulta in quel modo non lo definirei in altra maniera, e chiamarli a rispondere davanti ad un giudice, cioè di fronte all’istituzione Stato è una buona notizia.

Deve restare tutelata la libertà di pensiero ed espressione, per questo sono contrario a censure e divieti, ma chi insulta deve risponderne.

Le parole non sono mai semplici segni grafici, le parole sono atti, come ci insegna da secoli la chiesa cattolica nel Confiteor:” peccavi nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione” (ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni).

Le parole creano legame sociale e ci rivelano molto di quel legame e della costituzione che di quel legame è fondamento.

Tra il dire e il fare non è affatto vero che ci sia di mezzo il mare.

In questo senso è anche vero che le parole più volgari sono facilmente smascherabili e quindi, almeno in teoria, meno pericolose perché di fronte ai maltrattamenti uno si difende mentre di fronte alla subdola dolcezza di tante frasi malevole la difesa è diminuita.

Ce lo insegnano i troiani, gabbati dall’inganno, non dalla forza cui sapevano opporsi efficacemente; il famoso monito “timeo Danaos et dona ferentes” ci ammonisce e ricorda che l’ingenuità non è una virtù.

Alle parole della presidente della camera ci sono da aggiungere quelle del ministro della giustizia Andrea Orlando, che in un’intervista al Corriere, riesce a deprimere quel buono che la Boldrini aveva suscitato.

Sentendo parlare il ministro mi è venuto un momento di smarrimento: che l’azione penale non sia l’unica risposta possibile è una delle tante ovvietà che apprezzo vengano dette perchè sono come la maglia della salute, non fanno mai male, ma che il pubblico potere non debba intervenire in rete e non siano previste sanzioni per chi si permette di scrivere cose irriferibili mi sembra una pura follia.

Dalla presidente della camera mi aspetto, dopo avere dato pubblicità ad un tema importante, che si attivi perchè, concretamente si metta mano ad una situazione sicuramente da modificare.

Compito delle istituzioni è proprio quello di attuare quelle riforme che servono al paese, dando loro la priorità rispetto ad altre che sono meno urgenti, quindi si dia da fare presidente Boldrini e ci tenga informati, concretamente, delle iniziative che saprà assumere o di cui stimolerà l’assunzione.

Ne godrà lei personalmente, la cui tutela è sicuramente più estesa di quella di quasi qualsiasi altro cittadino, e ne godranno tutti quelli che vivono lo stesso problema.

Parma, 18 agosto 2017, memoria di sant’Elena