Ricorre proprio oggi l’anniversario della prima marcia su Roma, quella che Luciano Canfora ha ben raccontato in uno dei saggi del volume di Laterza, I giorni di Roma.

Canfora racconta le vicende dell’imperatore Ottaviano Augusto che alla bella età di 19 anni, con manovre di cinica astuzia, sbaraglia i potenziali concorrenti e prende saldamente nelle mani le redini del potere.

Oggi un ragazzo di quell’età sarebbe considerato un bambino, totalmente deresponsabilizzato.

Torniamo ad Augusto: la sua abilità politica è innegabile ma, ad un certo punto, lo pone di fronte a una scelta drastica: accettare il diniego senatorio alla sua nomina a console oppure… marciare su Roma.

A parte il colpo di stato, la questione interessante è la contrapposizione e alternativa tra Augusto ed Antonio, una disputa tutta interna al partito cesariano, tra l’erede legittimo e quello politico.

Una divaricazione netta, tuttavia, poiché Augusto è il portatore di una certa idea di princeps, ben diversa da quella di Antonio: un bivio per Roma e l’intero occidente.

Augusto sembra incarnare un ideale di princeps ciceroniano, un uomo che, di fatto, svuota le magistrature della repubblica conservandone i simulacri per averne una garanzia formale di legalità ma, così facendo, riesce a mettere fine alle contese tra i vari principes, i potentati che la repubblica avevano dilaniato.

In questo ambito resta intatto il primato dell’Italia sulle province e l’autorevolezza della nobilitas, secondo un progetto che potrebbe essere ascritto a Pompeo piuttosto che a Cesare, di cui Augusto è l’erede e che ottiene il sostegno della parte più conservatrice del senato, degli equites e degli Italici.

Al contrario, il progetto politico di Antonio, sulla falsariga di quello che aveva iniziato Cesare, mira a costituire una monarchia di tipo ellenizzante, orientale in cui il monarca riceve l’investitura da una divinità quando non è di origine divina egli stesso.

La battaglia di Azio divenne la scelta di campo non tanto tra due aspiranti distruttori della repubblica, quanto un’alternativa di civiltà tra Italia ed Egitto, tra divinità romane ed egiziane.

Augusto vince e diventa il primo imperatore; a difesa elle sue scelte contro le leggi egli farà pubblicare le Res Gestae dove motiverà queste decisioni con la necessità di salvaguardare la propria dignitas insultata dalle ingiuste persecuzioni di Antonio (e ancor prima dall’omicidio di Cesare) e per salvare la repubblica dalle violenze di una fazione, di una parte.

Giuseppe Giliberti nell’interessantissimo Elementi di storia del diritto romano spiega chiaramente la presa di potere di Augusto e la costituzione di una nuova forma di stato che, gradatamente, prese il posto della repubblica.

Una data epocale, dunque, questo 19 agosto del 43 a.C., che ha visto nascere un potere imperiale che avrà sviluppi ultrasecolari. 

La marcia su Roma che normalmente ricordiamo, ad opera di Mussolini, ha portato al potere un uomo solo, come nel caso di Augusto, quasi che una volta sorti dei conflitti politici “insanabili” sia necessario ricorrere ad un uomo forte per porvi fine (insanabili forse perchè resi tali da chi ha interesse a che lo siano).

La guerra civile sembra essere una costante della storia italiana, rispetto alla quale ancor oggi non abbiamo fatto passi avanti se non nell’averla trasformata in una contesa meno sanguinolenta ma non meno spietata.

Parma, 19 agosto 2017, anniversario della prima marcia su Roma