Il giorno 6 del mese di agosto dell’Anno del Signore 2018 dopo la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, è un giorno speciale, non soltanto perchè ricorrono eventi storici di grande rilievo, ma per la mia storia personale.

Andiamo con ordine: nel 1945 il cielo di Hiroshima ha visto, per la prima volta nella storia dell’umanità, il fungo prodotto da un’esplosione atomica; come mai prima, l’uomo era arrivato a creare sistemi bellici di una tale potenza da mettere a rischio la sua stessa esistenza sul pianeta.

C’è, dunque, una tragedia, come primo motivo di ricordo, un evento che non va dimenticato, per tanti motivi che non sto ad elencare.

Correva poi l’anno 1978, il 6 agosto si spegneva Sua Santità Papa Paolo VI, persona mite, che si è trovato a vivere in uno dei momenti tremendi che hanno travagliato al storia della Chiesa Cattolica.

Fu il Papa del Concilio Ecumenico Vaticano II, della contestazione, della crisi delle vocazioni e quant’altro di dannoso la storia abbia visto.

Mi è capitato di leggere un articolo su Repubblica Parma alcuni giorni fa, che testimonia lo smarrimento (uso questo termine perché sto diventando vergognosamente buonista) dei cristiani, gerarchia ecclesiastica compresa.

Un terzo motivo di interesse di questo mese deriva dalla Festa liturgica della Trasfigurazione: Gesù, sul monte Tabor, si manifesta come risplendente e con vesti candide e sfolgoranti; quel che mi piace, però, è la compagnia.

Compagnia scelta, non è che si è accontentato di due sconosciuti: Mosè ed Elia, il padre del popolo di Israele ed il profeta per eccellenza, testimoni della sua autorità.

Quel che mi piace è proprio questo: che si trovino in tre, a parlare, conferendo un primato alla parola che spesso è stato dimenticato in favore di prassi perlomeno discutibili.

Venendo alla cronaca, al 6 agosto di quest’anno, lasciando da parte i due tragici incidenti stradali di Bologna e Foggia, con quel numero incredibile di vittime che dovrebbero far riflettere su quanto questo paese sia ancora molto lontano dalla civiltà, questo giorno, dicevo, vedeva come protagonista un caro amico, molto caro, che è stato sottoposto, per la seconda volta, ad un delicato intervento al cervello.

Grazie al cielo è andato bene, anche se bisogna aspettare gli esiti della biopsia.

Mentre un sospiro di sollievo allentava la tensione ecco arrivare una notizia di quelle che non vorresti sentire: nell’identico giorno, a seguito di una patologia di lunga durata, si è spenta una cugina, Annamaria.

Di qualche anno più vecchia di me, non posso dire molto perché non ci siamo mai frequentati; la famiglia di mia madre si è disgregata da molti anni tanto che a nessun funerale dei miei zii ho presenziato.

Ricordo questa mia cugina per averla incontrata alcune volte, sempre cortese (e molto bella), ma mai è scoccata quella scintilla che ci facesse venir voglia di stringere rapporti.

Sapevo della sua passione per la musica perchè sapevamo che era corista del Teatro Regio, ma la mia ignoranza musicale mi ha sempre tenuto ben distante da quella sala, almeno fino a quando gli amici Silvia e Gabriele non mi hanno aiutato ad avvicinarmi ad un mondo a me proibito visto che sono più stonato del proverbiale campanaccio.

Un’occasione perduta, insomma.

A dimostrazione che non esiste alcun legame di parentela che abbia un qualche valore  se non viene coltivato, cioè curato in modo da essere produttivo, da portare frutti.

Come non è vero che la mamma ama, a prescindere, come è falso che esiste l’istinto materno, così è falso che tra parenti ci debbano essere buoni rapporti, come ci insegnano i detti popolari che da qualcosa saranno pur nati: dal “parenti serpenti” a “fratelli coltelli”: i buoni rapporti si creano e non perchè ci si vuole bene; l’equivoco sull’amore ne uccide come la spada (vedasi, in proposito, la terribile “Ballata dell’amore cieco” di Fabrizio de Andrè).

Concludo augurando alla mia povera cugina di trovare la pace che merita, dopo aver tanto sofferto, una pace che non potrà prescindere da quella musica tanto amata poiché il paradiso (ma già anche il purgatorio) conserva e valorizza quel che di buono è stato pensato e prodotto in precedenza.

Annamaria, vivi in pace.

Parma, 6 agosto 2018 festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo