Il Sovrano Pontefice felicemente regnante, di ritorno dalla giornata mondiale della gioventù, sull’aereo rilascia alcune dichiarazioni sul terrorismo che mi lasciano leggermente perplesso.

Immagino che abbia interesse a smorzare conflitti che potrebbero avere gravi conseguenze in altre parti del mondo e quindi accetto ben volentieri che dica queste cose (anche se non mi pare che la vita dei cristiani sia particolarmente oggetto di tutela in certi paesi).

Mi permetto, tuttavia, di dissentire.

Ecco la dichiarazione di papa Francesco: «A me non piace parlare di violenza islamica. Tutti i giorni sfoglio i giornali e vedo violenze. In Italia, uno uccide la fidanzata, un altro la suocera… E questi sono cattolici battezzati, sono violenti cattolici. Se parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica. Ma non tutti gli islamici sono violenti, non tutti i cattolici lo sono, non facciamo una macedonia. Una cosa è vera: in quasi tutte le religioni c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Noi ne abbiamo. Il fondamentalismo arriva a uccidere e può farlo con la lingua, la chiacchiera, come dice l’apostolo Giacomo, o con il coltello. Ma non credo sia giusto identificare l’Islam con la violenza. Non è giusto e non è vero. Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar e so come la pensano loro, cercano la pace e l’incontro. Il nunzio di un Paese africano mi raccontava dei musulmani che attraversavano la Porta santa giubilare e pregavano davanti alla Madonna. In Centrafrica l’imam è salito sulla papamobile con me. Si può convivere bene. Certo, ci sono gruppetti fondamentalisti e io mi domando, anche: quanti giovani che noi europei abbiamo lasciato vuoti di ideali, senza lavoro, vanno a cercare la droga, o si arruolano in gruppi fondamentalisti… Sì, possiamo dire che il cosiddetto Isis si presenta come uno Stato islamico e come violento, questo è un soggetto fondamentalista che si chiama Isis. Ma non si può dire, non è vero e non è giusto dire che l’Islam sia terrorista».

Discorso in buona parte condivisibile: è verissimo che non tutto l’islam è terrorista, ci mancherebbe altro, come è innegabile che non tutti gli uomini di sinistra degli anni 70 erano brigatisti; il terrorismo rosso, però, non nacque tra esponenti del partito liberale o repubblicano o della democrazia cristiana o ricordo male?

L’equivalenza sinistra=terroristi è identica a quest’altra: islam=terrorismo, niente di più falso.

Il terreno di coltura ha in queste vicende, inutile negarlo, una certa importanza e nemmeno questo deve essere negato.

Dire che vi sono cattolici violenti per cui si deve parlare di violenza islamica e di violenza cattolica mi sembra, ad oggi, una tesi non condivisibile (avrei scritto di peggio ma, per rispetto a Sua Santità mi limito).

Non si può mettere sullo stesso piano l’omicidio di una suocera con la strage di Nizza (dove, e non è un caso, secondo me, sono morti anche tanti islamici) e non si può negare che sia in corso una guerra di religione.

L’Isis, organizzazione religiosa, che ha anche il potere temporale, sta combattendo una guerra di religione, niente di meno; gli altri interessi in ballo, che certamente non mancano, sono collaterali poiché solo un pensiero religioso può pensare al suicidio; un uomo “normale” pensa in termini di possibili guadagni o riduzioni del danno, normalmente non al suicidio perché con esso termina la vita e gli interessi coinvolti.

Solo la religione offe qualcosa che rende desiderabile la morte con strage del maggior numero di altri esseri umani.

Che l’Isis sia in guerra mi pare innegabile e che primo bersaglio di questa lotta sia l’islam non vissuto secondo i dettami imposti dal califfato mi sembra altrettanto ovvio: da sempre sono gli eretici prima che gli “infedeli” a costituire un pericolo da eliminare.

Tale e tanta è la produzione letteraria cristiana in merito da non poterne dubitare perchè i cristiani, questo è certo, nel momento in cui hanno iniziato a concepirsi come una religione, ne hanno assunto ogni difetto.

In passato le guerre venivano combattute fino a che non si arrivava, con la forza, a ristabilire o a stabilire dei rapporti di forza tra entità contrapposte; si procedeva quindi ad un po’ di distruzioni ma, normalmente, non si arrivava ad eccessi che sarebbero stati controproducenti nel momento della pace.

Quando, invece, fa capolino la religione, la guerra diventa occasione di sterminio dell’altro da eliminare perchè eretico (i primi nemici sono sempre i fratelli) o di altro credo.

Anche tanta insistenza sulla fratellanza mi inquieta un po’; ricordo che furono fratelli, Caino ed Abele,  fratelli i protagonisti della parabola conosciuta come del figliol prodigo, fratelli erano Eteocle e Polinice e Romolo e Remo giusto per citare qualche coppia famosa; lo stesso popolo ha consolidato l’adagio “fratelli coltelli”.

La mia storia famigliare ne è un esempio: mia madre ha avuto 7 fratelli, o meglio 6 fratelli ed una sorella; degli 8 ne sopravvivono 3, gli ultimi tre cioè le due sorelle ed il fratello minore.

Non è bene parlare male dei defunti ma i fratelli maggiori, in modo diverso, hanno sempre maltrattato le sorelle e non sono mai andati d’accordo tra loro, portandosi spesso un odio arrivato fino al cimitero.

Ovviamente non è sempre così che succede, tuttavia la fratellanza, distinta dalla partnership, è un’idea ambigua quando non pericolosa.