Siamo ormai alla fine del bellissimo libro di George L. Mosse, Sessualità e nazionalismo; questo è il settimo e penultimo capitolo.

Il fascismo non fece solo opera di repressione della sessualità, anche se è vero che ogni tipo di fascismo cercò di rafforzare la distinzione tra normalità e anormalità e di preservare la divisione del lavoro tra i sessi.

Il fascismo, in realtà, visse una distinzione interna assolutamente importante per verificare l’atteggiamento nei confronti della sessualità: occorre fare distinzione tra il fascismo come movimento e il fascismo al potere; nel primo caso, lottando per conquistare il potere, si poneva contro l’ordine costituito delle cose per cui, al contempo, cercava di conservare e distruggere la società borghese. In questo senso fu la prosecuzione della rivolta giovanile della fine del XIX secolo, che era stata una rivolta non contro le condizioni sociali o economiche, quanto piuttosto contro lo stile di vita dei genitori.

È già stato osservato che il nazionalismo fu lo strumento attraverso il quale molti giovani riuscirono a soddisfare la ricerca dell’autentico, in contrasto con la pretesa artificiosità della vita borghese, fu, inoltre, una fede che prometteva vita in comune ed autorealizzazione; in Germania chi vi aderì fece propri i suoi elementi fondamentali: il paesaggio nazionale, le tradizioni e i costumi storici.

kameradschaft

kameradschaft

La riscoperta del corpo fu un aspetto di quella ricerca di incorrotto che avrebbe dovuto liberare l’uomo dall’artificiosità e condurlo all’armonia con la natura, ma questa riscoperta fu edulcorata perché il corpo divenne un’immagine simbolica della natura, della nazione, della trascendenza della sessualità; una nuova importante sfida alla rispettabilità venne invece con la prima guerra mondiale.

Questo pericolo venne rinforzato dal culto della gioventù e della bellezza, ma anche dalle peculiarità della stessa guerra che creò un nuovo sentimento di solidarietà tra chi condivideva la vita in trincea: questa comunità di camerati sembrò diventare reale, un vero e proprio männerbund, per coloro che avevano vissuto l’esperienza della trincea.

Nel dopoguerra questo tipo di esperienza trovò terreno fertile in un bisogno di vivere in comune mai stato così importante come allora: i modi bruschi e rudi in uso tra i camerati divennero simbolo dell’autentica virilità, in opposizione ai governanti, considerati degli smidollati.

Questi uomini tornati dalla guerra pretendevano una continua lotta per il potere e ostentavano indifferenza per le pretese imposte dalla rispettabilità: il männerbund fu essenziale per molti reduci, per stabilire la concezione dello Stato e della società e molti di loro confusero la preoccupazione per la propria virilità con la forza dello Stato.

Il fascismo pose le sue fondamenta sulla continuazione dello stato di guerra in tempo di pace e si presentò come una comunità di uomini il cui prototipo era l’appartenente alle truppe d’assalto in Germania e l’ardito in Italia, cioè soldati che avevano guidato l’assalto contro il nemico, come furono immortalati da Ernst Jünger e Gabriele D’Annunzio.

Gabriele d'Annunzio

Gabriele d’Annunzio

Questo attivismo di stampo bellico avrebbe potuto creare notevoli problemi alla rispettabilità; il fascismo corse un rischio poiché se per un verso aveva bisogno di questi reduci per combattere la guerra civile contro il governo parlamentare, e per questo che cercò di rappresentarne gli ideali e le aspirazioni, dall’altra parte iniziava a dipendere dal sostegno della borghesia che ambiva a ripristinare l’ordine e la moralità, soprattutto quando fascismo e nazionalsocialismo assunsero rilievo come partiti politici e parlamentari.

Gli uomini di questa nuova razza, come descritti da Ernst Jünger, erano sì imbevuti dell’ideale della lotta contro tutti, ma erano nel contempo molto disciplinati, erano dei “tipi” piuttosto che degli individui, definiti, dopo il 1918, come l’avanguardia di un nuovo ordine antiborghese: Jünger li chiamò non più soldati, ma operai, l’operaio era l’erede, in tempo di pace, del mito dell’esperienza di guerra, un nuovo aristocratico che avrebbe superato il limite tra ordine e anarchia.

Questi uomini avrebbero dovuto trasformare la Germania in energia vitale, farle cioè assumere uno stile di vita ben lontano dalla ricerca di sicurezza del decadente ordine borghese; l’operaio di Jünger fu ritenuto il miglior esempio di virilità ed i suoi atteggiamenti furono ritrovati sia negli squadristi italiani che in molte delle squadre d’azione di altri movimenti fascisti.

La contraddizione tra le esigenze d’azione e il mantenimento della disciplina, caratteristico di tutti i fascismi, determinò l’atteggiamento verso la sessualità: la trasformazione del reduce del fronte in uno stereotipo facilitò il controllo dei suoi usi e costumi perché esso venne subordinato alla disciplina di gruppo, anche se fu necessario del tempo per far integrare degli uomini che si curavano poco delle convenzioni sociali.

L’Italia risolse più facilmente che la Germania il problema di trasformare questi reduci in persone rispettabili senza far perdere loro quella vivacità politica molto utile per gli atti di violenza contro gli avversari.

In Italia ci furono giovani fascisti che chiesero una maggiore libertà sessuale, cosa che non avvenne negli aderenti alla destra tedesca: fu probabilmente questa giovane avanguardia, che si pose alla base del fascismo, col suo patrimonio sindacalista e futurista, a garantire molte più occasioni alla creatività individuale, rispetto al nazionalsocialismo. Il fascismo italiano fu anche meno rigoroso sul piano degli usi e dei costumi: Hitler non avrebbe potuto dimostrare la propria virilità facendo sfoggio di una collezione di amanti come invece si era permesso di fare Mussolini in Italia.

Mussolini mietitore

Mussolini mietitore

Anche la divisione del lavoro tra i sessi fu meno rigida; in alcuni casi le donne vennero incoraggiate a intraprendere nuove e, fino ad allora proibite, professioni: anche se contro i suoi scopi dichiarati il fascismo aprì l’università alle donne cui fu concesso di studiare materie quali fisica, chimica, matematica e ingegneria.

Questa liberalità italiana verso le donne non va però sopravvalutata, la sua concezione della donna ha molte più somiglianze che differenze, rispetto ai fascismi europei: le donne dovevano far figli ed essere buone mogli, madri e custodi della vita familiare; secondo Margherita Sarfatti

Margherita Sarfatti

Margherita Sarfatti

Mussolini riteneva che le donne avessero un solo compito: essere belle e donare piacere.

Se le donne tedesche avevano ottenuto il diritto di voto fin dalla prima guerra mondiale, a quelle italiane che avevano un lavoro o si occupavano dei figli fu concesso un limitato diritto di voto alle elezioni locali soltanto nel 1925.

Particolare significativo è che se Mussolini avesse potuto fare di testa propria avrebbe tolto il diritto di voto alle donne che vivevano in flagrante adulterio: nonostante le numerose amanti egli si comportava da perfetto uomo di famiglia.

Il codice penale fascista prevedeva pene severe per l’adulterio e per le convivenze more uxorio: l’apparenza di rispettabilità era importante per il fascismo come per il nazionalsocialismo, visto che rappresentava un importante tassello nella rigenerazione morale della nazione, ma nella pratica l’applicazione italiana fu assai poco coerente.

Il fascismo, miscela di sciovinismo, futurismo, sindacalismo poteva permettersi una maggiore varietà culturale rispetto al nazismo che aveva come unica base un nazionalismo razzista e angustamente  völkisch, tuttavia entrambi avevano l’esigenza comune di mantenere la rispettabilità e di incanalare la mentalità putschista e i metodi spicci delle squadre d’assalto e degli squadristi.

Mussolini, dal 1926, riuscì a controllare la sua rivoluzione grazie all’imborghesimento del proprio partito, di cui assunse direttamente la guida, e all’uso della propria immagine di capo infallibile; Hitler ci riuscì grazie alla purga delle SA del 1934 con la quale per un verso voleva rassicurare l’esercito regolare che temeva la concorrenza delle squadre d’assalto, per un altro eliminare possibili minacce alla sua supremazia e infine per rafforzare l’immagine di rispettabilità del partito.

Nella decisione di epurare le SA ci fu anche il pericolo di riconoscere le norme sessuali intrinseche del männerbund visto che Ernst Röhm

Ernst Röhm

Ernst Röhm

ed altri massimi comandanti erano noti omosessuali; Hitler, nel 1932, aveva difeso con decisione Röhm dall’accusa di corrompere la gioventù, abusando del grado di comandante, per sedurre alcuni suoi uomini; l’atteggiamento di Hitler nei confronti del suo ufficiale omosessuale era, quindi, guidato da considerazioni tattiche e non da giudizi morali.

In quello stesso periodo il partito nazista accentuò l’immagine di difensore della rispettabilità, utile per inserire il partito nel sistema politico, favorirne l’immagine elettorale e la sua opposizione alla permissiva Repubblica di Weimar.

Due anni dopo la difesa di Röhm Hitler guidò di persona il suo omicidio: l’epurazione delle SA fu giustificata ufficialmente come un’offensiva contro l’omosessualità; la lotta per il potere era conclusa. Non dovevano esserci dubbi sul predominio della moralità borghese e non è un caso, infatti, che tutti i decreti adottati dai nazisti utilizzassero la frase “allo scopo di non offendere la sensibilità del popolo” già in uso nella Germania guglielmina e in quella di Weimar per giustificare la legislazione contro l’omosessualità e la pornografia.

In contemporanea si rafforzava la disciplina sulle squadre d’assalto perché non c’era più necessità dei reduci per abbattere la Repubblica e il loro posto poteva essere preso dalla burocrazia che si sarebbe occupata di quel che restava del nemico interno senza il rischio di perderne il controllo.

Chi si accorse della tentazione di omoerotismo ed omosessualità insita nel  männerbund alla quale il partito era esposto fu Heinrich Himmler

Heinrich Himmler

Heinrich Himmler

che per evitare il pericolo creò un passato mitico per le SA ed il ricordo di Röhm e del suo comando venne cancellato.

Venne ricostruita una storia impregnata dello spirito della rispettabilità, in difesa della famiglia contro la decadenza di cui era accusata la Repubblica di Weimar; una frase è particolarmente significativa: ” La famiglia è la cellula più importante dello Stato; chiunque attacchi la famiglia, agisce contro il benessere dello Stato. I nazionalsocialisti hanno restituito alla famiglia il suo giusto ruolo”.

In questo modo le esigenze del partito nazista e i suoi simboli, che esaltavano vigore e virilità, contraddicevano la mitologia che il partito stesso stava creando; in questo periodo Germania declinò come simbolo nazionale poiché era priva di legami con la società borghese in quanto era priva di famiglia e non procreava figli per lo Stato; essa fu sostituita da una rinata regina Luisa di Prussia che era stata l’eroina delle guerre di liberazione ma anche moglie e madre: la Madonna prussiana era più congeniale al terzo Reich della casta Germania.

L’atteggiamento nazista verso la sessualità, col rilievo dato alla casa, alla famiglia, alla disciplina sembra una caricatura della rispettabilità borghese, ad esempio la necessità per le donne tedesche di procreare figli, portò ad autorizzare le relazioni extraconiugali; ci fu discussione sullo stato dei figli illegittimi e l’opinione più diffusa era che le donne senza figli diventavano isteriche o malate e quindi era meglio avere figli anche se illegittimi: questo comportò che venissero prese delle misure ufficiali per garantire l’uguaglianza giuridica ai figli, legittimi o meno che fossero.

Durante i mesi del governo nazista regnò una grande confusione su questi temi e Hitler dovette intervenire varie volte con delle direttive: confusione sul ruolo delle donne, sull’arte espressionista, sulle competizioni sportive con le organizzazioni giovanili ebraiche di estrema destra; le donne cercarono comunque un proprio status ma questo non fu considerata un’attività pericolosa come invece poteva esserlo l’esistenza dei männerbunde che avrebbe potuto mettere in crisi la famiglia e la sessualità normale.

Himmler temeva particolarmente che il männerbund potesse incoraggiare l’omosessualità e quindi privare le donne del ruolo sessuale, cosa che avrebbe potuto portare all’estinzione della razza.

I nazisti sostenevano una divisione del lavoro tra i sessi, sostenuta dallo stesso Hitler, secondo la teoria che l’uguaglianza di status poteva convivere con la differenza di funzioni di modo che uguaglianza, gerarchia e  comando potevano convivere tra i membri del Volk.

L’ineguaglianza nella divisione del lavoro, tra uomini e donne, non era considerata discriminatoria, anzi Hitler sosteneva che le donne fossero importanti per l’istinto e il sentimento, qualità ritenute carenti nell’uomo, che invece confidava nella ragione.

Questa divisione sessuale del lavoro fu considerata di origine naturale; se era stata determinante per conservare la rispettabilità per oltre un secolo, alla fine dell’Ottocento i cosiddetti estranei minacciavano di scompaginarla poiché ad essi si erano aggiunti diversi movimenti di emancipazione.

Quasi inutile precisare che gli estranei erano gli ebrei, gli omosessuali, i criminali e i malati di mente.

Durante il terzo Reich il più grave pericolo per questo ordine costituito delle cose non era costituito dalle richieste di emancipazione femminile ma dal predominio maschile che avrebbe potuto minacciare le normali relazioni sessuali: i simboli nazionalisti e l’ideale di virilità portavano con sé un omoerotismo latente che rischiava di entrare in conflitto con la rispettabilità facendo crollare l’alleanza tra quest’ultima e il nazionalismo.

Wilhelm Frick

Wilhelm Frick

Wilhelm Frick propose la castrazione per tutti gli omosessuali ovvero un modo per salvaguardare insieme rispettabilità e immagine del terzo Reich come società maschile; subito dopo la conquista del potere i nazisti emanarono provvedimenti per combattere l’omosessualità in particolare e la pornografia in generale.

Hitler emanò una legge, già il 23 febbraio 1933, che vietava la stampa pornografica e le organizzazioni che avevano difeso gli omosessuali o avevano proposto la loro emancipazione; dopo l’epurazione di Röhm la polizia segreta iniziò a redigere liste di omosessuali, sospetti o dichiarati; nell’ottobre del 1934 fu creato un nucleo speciale della polizia criminale per combattere l’omosessualità che fu incaricato anche di indagare i casi di aborto, il che dimostra, ancora una volta, che persecuzione dell’omosessualità e distinzione del lavoro tra i sessi erano strettamente collegati.

I nazisti non produssero norme contro il lesbismo, evidentemente la loro paura dell’omosessualità aveva origine dalla struttura del partito inteso come männerbund.

Fu Heinrich Himmler che tenne le file della persecuzione degli omosessuali e fu lui ad impersonare la politica e le paure del terzo Reich verso la sessualità; egli era ossessionato dal pericolo che la sessualità deviante costituiva per il terzo Reich: incise su questo, probabilmente, anche la battaglia personale, condotta in gioventù, contro la propria sessualità, in uno sforzo per raggiungere un autocontrollo sessuale di ferro, l’affettazione di pudicizia ed estremo convenzionalismo.

La fine di Röhm, comunque, serviva, probabilmente da monito per i gerarchi nazisti oltre al fatto che dopo la morte di quest’ultimo l’omosessualità fu tenuta costantemente sotto controllo.

Dopo aver ridimensionato il potere delle SA fu la Chiesa cattolica a essere messa sotto torchio con le accuse di omosessualità rivolte a preti e monaci: tra il 1934 e il 1937 furono inquisiti 25.000 ecclesiastici tedeschi, sebbene, alla fine, solo 64 vennero condannati.

Nel 1938 la stessa accusa fu rivolta contro un ex capo di stato maggiore, evidentemente con lo scopo di controllare meglio l’esercito: l’accusa di omosessualità era un’arma politica che, contemporaneamente, legittimava il nuovo regime come baluardo della rispettabilità.

Himmler aveva sfruttato questa strumentalizzazione dell’omosessualità, tuttavia egli era convinto della realtà di questa minaccia che, come comandante delle SS, avrebbe potuto infettare il suo männerbund oltre a rovinare la Germania e comportare la fine della razza tedesca: l’omosessualità nei ranghi delle SS e della polizia, entrambe comandate da Himmler, fu considerata il peggiore dei crimini tanto che già dal 1937 era stata prevista la condanna a morte.

Durante la guerra Hitler, su richiesta di Himmler, emanò un’ordinanza per la salvaguardia della purezza delle SS e della polizia in cui confermava la pena di morte per le pratiche omosessuali ed estendeva la definizione di omosessualità: qualsiasi carezza, anche tra persone completamente vestita, rientrava ora in questa definizione, mentre uomini sorpresi a baciarsi andavano incontro a morte certa; se è vero che fino alla seconda guerra mondiale non fu eseguita una condanna, anche se vi furono espulsioni mensili di presunti omosessuali, la legge del 1937 ebbe comunque un valore importante come atto simbolico.

Himmler basò il suo pensiero sulla definizione di omosessualità che, durante il XIX secolo, aveva evidenziato il contrasto tra questa e la virilità, tra la malattia e la salute, ampliando così il giudizio dalla pratica di un atto sessuale a quello sull’intera personalità: un rapporto confidenziale del 1940 definitiva l’omosessuale come asociale, quindi non solo in pericolo morale, ma contaminato in ogni aspetto della personalità. Questa malattia infettiva avrebbe potuto distruggere la Germania.

Questa definizione così ampia di omosessualità fu comunque limitata alle formazioni guidate da Himmler: l’esercito ne fu esente così come la gioventù hitleriana, nonostante quest’ultima registrasse la percentuale relativamente alta di espulsioni per omosessualità; era dunque l’ossessione di Himmler a richiedere misure speciali per i reparti sotto il suo controllo.

Josef Thorak, Cameratismo (1937)

Josef Thorak, Cameratismo (1937)

In realtà il terzo Reich perseguiva gli omosessuali in virtù dell’articolo 175 del vecchio codice penale che puniva gli atti sessuali “indecenti”: se le condanne erano state sporadiche durante la Repubblica di Weimar, durante il terzo Reich erano aumentate considerevolmente, quando ogni moina, anche se non accompagnata da atti sessuali, era incriminata come atto indecente; fu tuttavia il solo Himmler a ritenere che la punizione dovesse essere “lo spegnimento della vita come se non fosse mai esistita”.

Le opinioni sulla sessualità di Himmler furono esplicitate in un discorso del 1937 tenuto ai comandanti delle SS a  Bad Tölz; Himmler iniziò raccomandando di preservare il buon nome delle SS, non avendo timore di espellere nemmeno i camerati più anziani e stimati se si fossero mal comportati, per proseguire invitandoli a non criticare le relazioni extraconiugali e quindi a non interferire nella vita privata.

Ciò non era strano perché Himmler, sebbene ossessionato dalla rispettabilità, considerava come bene più importante la procreazione di figli di impeccabili credenziali razziali, senza prestare importanza al vincolo matrimoniale; poiché egli pensava che l’omosessualità si acquisisse per mancanza di contatti femminili era tollerante nei confronti della prostituzione, posizione in contrasto con quella ufficiale del terzo Reich e che mostrava come esistesse un conflitto latente tra rispettabilità e necessità del männerbund.

In verità il terzo Reich considerò come infrazione ogni comportamento che incoraggiasse l’impudicizia, proibì la prostituzione nelle vicinanze degli edifici pubblici e degli stabili dove abitassero dei ragazzi minori di 18 anni, emanò un’ordinanza contro gli assembramenti di prostitute e abolì i bordelli.

Nonostante questa legislazione Himmler continuò a sostenere che i rapporti con le prostitute erano importanti per i giovani tedeschi, soprattutto nelle città poiché nella campagna, invece, restava ancora un atteggiamento sano verso la sessualità: oltre al timore che l’omosessualità potesse minare il männerbund e poi l’intera nazione, riemerge il pregiudizio verso la città come luogo di vita dell’estraneo.

Se Himmler era favorevole alla prostituzione femminile, per quanto riguarda gli uomini che esercitavano la stessa professione, essi dovevano essere redenti con la rieducazione.

La difesa della vita privata, fatta all’inizio del discorso di Bad Tölz, cedeva tuttavia immediatamente di fronte all’omosessualità, in quel caso tutto diventava pubblico perché di fondamentale importanza per la vita stessa del popolo; Himmler, definì, infatti, lo Stato tedesco come un Männerstaat, uno Stato basato sul cameratismo dell’uomo: il männerbund è diventato un Männerstaat, l’elite maschile non era più solamente la squadra d’azione impegnata contro i nemici interni ed esterni, ma diventava la classe dirigente stessa, messa però a rischio di estinzione dalla pratica dell’omosessualità.

Questa distruzione stava avvenendo, sosteneva Himmler, che riprese il ritratto tradizionale dell’omosessuale debole ed effeminato, perché gli omosessuali erano schiavi delle passioni sessuali con conseguenze devastanti per la condotta pubblica; egli faceva l’esempio della pubblica amministrazione dove i posti non sarebbero stati assegnati in base alle competenze ma ad una rete di omosessuali che si conoscevano tra loro e non erano individuabili degli uomini normali (anche se questo era in contraddizione con lo stereotipo sostenuto poco prima).

La congiura degli omosessuali era equiparata alla congiura mondiale degli ebrei in cui Himmler credeva fortemente: esse ponevano a rischio lo Stato e la razza tedesca poiché poiché ne minavano la virtù e la fermezza di intenti.

La paura di Himmler era che la diffusione dell’omosessualità sostituisse la selezione dei più idonei con la selezione sessuale; per lo stesso motivo si opponeva alla presenza delle donne nell’amministrazione pubblica: una piacente ma incompetente signorina l’avrebbe sempre spuntata contro una efficiente vecchia.

Himmler pensava che gli omosessuali fossero curabili, in quanto malati, mentre agli ebrei, essendo razza inferiore, non era concessa nemmeno questa possibilità; i prostituti maschi, ad esempio, potevano essere redenti con la disciplina, lo sport e il lavoro, attività che si presumeva fossero rifiutate dagli omosessuali e da tutti coloro che vivevano all’esterno della società normale.

Poiché la malattia intossica corpo e mente, se l’omosessuale si manifestava incurabile doveva essere eliminato: questo costituiva l’apogeo del processo di medicalizzazione dell’estraneo già visto in precedenza ed ebbe nefasti effetti nell’Olocausto che stava per scatenarsi, perché la morte dell’estraneo veniva usata per cancellare la sua stessa esistenza.

Himmler, nel suo discorso, citò gli antichi tedeschi che affogavano gli omosessuali nelle paludi: “questa non era una pena ma semplicemente l’estinzione di una vita anormale”; non c’era odio o vendetta nei carnefici: la vittima sprofonda per il proprio peso nella palude, senza che nessuno intervenga, la vita si spegne come se non fosse nemmeno esista; Himmler si lamentava che questa pena non fosse più applicabile nel presente.

Josef Thorak “Deutscher Mann und deutsche Frau”

Josef Thorak “Deutscher Mann und deutsche Frau”

Nello stesso modo gli ebrei venivano “spenti” oppure “estinti”: gli estranei non venivano semplicemente  uccisi, ma si pretendeva che non fossero nemmeno mai esistiti, a loro veniva negata anche ogni possibile vita futura in paradiso o all’inferno.

In precedenza l’estraneo era stato isolato, espulso o anche castrato ma mai ucciso, solo nella letteratura egli pativa una morte triste e solitaria, così diversa dalla morte borghese; per Himmler la morte per affogamento dell’omosessuale o quella, per soffocamento in una camera a gas, senza nessun intervento umano, dell’ebreo, era speculare alla morte di chi aveva servito una nobile causa o aveva comunque condotto una vita virtuosa.

Nello stesso discorso Himmler mostrava di temere anche l’abolizione della divisione del lavoro tra i sessi, ed attaccava, quindi, le donne mascoline, che incoraggiavano anche l’omosessualità maschile.

Questa divisione del lavoro era fondamentale per l’idea nazista di sessualità così fondata sulla rispettabilità borghese: la necessità di avere figli, anche se illegittimi, non intaccava questi principi perché, in fondo, la donna adempiva al suo ruolo di madre; non a caso nel discorso di Bad Tölz, Himmler faceva riferimento a fascino, dignità e attrazione femminile, tralasciando completamente la sua castità.

Il legame tra nazionalismo e rispettabilità era messo a rischio anche da un altro aspetto del pensiero nazionalsocialista, cioè il suo pensiero del corpo, che poteva sfidare la rispettabilità.

Benché sviluppato dalla riscoperta del corpo di fine Ottocento, col suo sforzo di trascendere la sessualità, per i nazisti l’elemento predominante sembrava essere la bellezza fisica: “La contesa  per la bellezza è innata nell’ariano”; nulla rivelava questa bellezza come le statue dell’antichità, così i giovani maschi greci nudi o poco vestiti simboleggiarono la forza del terzo Reich.

Questa operazione comportava però anche una certa preoccupazione per la nudità alla quale i nazisti reagirono come vedremo: condanna dei nudi fotografici perché corruttori della gioventù, proibizione del nudismo che affievoliva la naturale pudicizia delle donne e distruggeva il rispetto che gli uomini dovevano al sesso femminile; il nudismo, inoltre, era troppo contiguo all’omosessualità, tanto che nel 1935, il ministero degli interni, ammonì che l’abitudine di fare il bagno nudi tra persone dello stesso sesso, poteva condurre alla violazione dell’articolo 175 relativo alle pratiche omosessuali.

Ginnasti tedeschi

Ginnasti tedeschi

La nudità fu privata della sua sensualità grazie ad una precisa distinzione tra sfera privata e sfera rappresentativa: ne fu un esempio la rivista Ginnasti tedeschi di  Hans Surén, rivista di nudismo cui fu permesso di continuare la pubblicazione ma come rivista di culturismo, con le foto che mettevano in evidenza gli esercizi fisici in cui i corpi erano simili a sculture.

La bellezza di questi corpi era ricalcata sui modelli greci, d’altronde greci antichi e tedeschi contemporanei erano considerati i fondamenti della razza ariana.

Maggiore importanza ebbero, però, le statue del maschio ideale che presidiavano gli edifici pubblici o che erano riprodotte nelle dichiarazioni ufficiali: fu infatti la scultura la forma artistica più congeniale ad esprimere lo spirito ariano.

Ginnasti tedeschi

Ginnasti tedeschi

Il gusto personale di Hitler fu influenzato dalla rinascita neoclassica di fine secolo, ma il nazionalsocialismo fu attento nel fare propri i simboli nazionali e piegarli ai propri scopi: se in precedenza i modelli greci erano stati depurati da ogni traccia di sensualità e trasformati in qualcosa di inaccessibile (dalla bellezza di Winckelmann al biancore di Walter Pater), col nazismo, e le opere di Arno Breker e Josef Thorak, essi divennero monumentali e statici, come dèi da venerare, da cui era scomparsa ogni traccia di amabilità o desiderabilità.

Josef Thorak con Hitler e Goebbels

Josef Thorak con Hitler e Goebbels

Arno Breker

Arno Breker

Il pensiero di Arno Breker sul nudo è particolarmente significativo, visto che le sue opere erano perfette per l’architettura del terzo Reich: la sua fonte era soprattutto greca ma egli teneva in considerazione anche Michelangelo, proprio come aveva fatto a fine secolo il pittore Hans von Marées i cui ragazzi nudi si richiamavano al tema dei giovani al bagno visto in precedenza.

Per Breker i nudi sono espressione di “spinte istintive” che risalivano al paradiso e ad un mondo intatto, fonte di ispirazione artistica per ogni epoca: il nudo non esprime, quindi, solo la vera bellezza e la natura, ma anche il ritorno ad un mondo precedente la modernità; il tedesco poteva quindi trascendere il presente per ritornare al paradiso perduto.

Hans von Marées

Hans von Marées

Il nazionalsocialismo recuperò una tradizione che era riuscita a garantire rispettabilità alla scultura greca per infonderle nuove espressioni simboliche: la nudità diventa immutabilità e simbolo degli ideali nazionali ed anche di quelli borghesi, continuando un processo che era nato con Winckelmann: forza e virilità erano espresse dal contegno e dall’assenza di passioni inopportune, “quieta grandezza” contro il nervosismo dell’ebreo e lo sfinimento dell’omosessuale.

Altro elemento importante nella trasformazione del corpo nudo in simbolo asessuato fu l’azione in cui i corpi erano impegnati e la diffusione delle statue che serviva ad ottundere la sensibilità.

Rigenerazione nazionale e rigenerazione morale furono identificate: Germania e Italia repressero la sessualità deviante e rafforzarono le leggi contro l’omosessualità e pornografia; entrambi i fascismi utilizzarono lo stesso simbolismo maschile come testimoniano le statue che circondano il foro Mussolini, lo stadio che il duce costruì a Roma.

Mussolini amava ostentare la propria virilità ma le sue pose maschiliste non avevano i caratteri omoerotici che minacciavano lo stereotipo nazionale tedesco, il che ebbe come conseguenza un atteggiamento meno intransigente nei confronti della sessualità, tipico, comunque, di un paese cattolico piuttosto che protestante.

Ogni fascismo fece da specchio agli altri riguardo la sessualità e le comunità maschili: gli intellettuali francesi cercavano di praticare quel che era rimasto implicito nella mascolinità del nazionalismo moderno anche se il loro livello intellettuale fu normalmente più elevato degli altri movimenti fascisti perché aveva preso piede in alcuni giovani talentuosi laureati nelle scuole di élite e nei più influenti scrittori di Francia.

L’amicizia e la gioventù divennero il culto di questi intellettuali, come ben espresse Robert Brasillach che si riferiva all’idea di nazione come cameratismo.

Robert Brasillach

Robert Brasillach

Esisteva anche in Francia una componente fisica in questa esaltazione del cameratismo maschile che poteva indurre alle paure che tanto avevano spaventato Himmler in Germania: ne sono testimonianza gli scritti di Pierre Drieu La Rochelle che sosteneva come il fisico determinasse le facoltà spirituali, un corpo fiacco avrebbe avuto un’anima debilitata.

Si propugnava, insomma, il primato assoluto della virilità, pensiero apprezzato anche da de Montherlant, sebbene mai apertamente fascista: qualunque donna fosse entrata in questo mondo avrebbe rappresentato una minaccia di distruzione; questi intellettuali fascisti posero l’amicizia e la gioventù sopra ogni altro principio di vita per cui è indubitabile che le loro relazioni fossero pervase di omoerotismo.

Nel processo per collaborazionismo a Brasillach, dopo la condanna a morte, furono utilizzati come prova i suoi articoli di amore e ammirazione  per i soldati tedeschi, tanto che fu accusato di intrattenere “un amore innominabile”; il fascismo francese, insomma, ostentò quegli atteggiamenti omoerotici, se non omosessuali, che Himmler intendeva prevenire.

Pierre Drieu La Rochelle

Pierre Drieu La Rochelle

Il fascismo minacciò di far affiorare quell’omoerotismo che era stato da sempre presente nel nazionalismo moderno, vi era dunque uno stato di tensione tra nazionalismo e rispettabilità che Himmler in Germania cercò di controllare e che si manifestò in Francia poiché lì mancava un potere forte che potesse imporre comportamenti rispettabili.

Il predominio maschile metteva in un angolo le donne che rimasero escluse dalla maggior parte delle professioni fino a quando le necessità dell’economia e poi della guerra non imposero il loro reinserimento nella vita sociale maschile, ma la riammissione fu temporanea: rimase, comunque, intatta, l’immagine della donna nazista, allevatrice dei figli, appoggio del marito e custode della vita familiare: la donna doveva restare la vestale delle virtù di un tempo, baluardo contro la modernità.

Per il terzo Reich le donne importanti erano quelle che avevano corpi simili a quello dell’uomo, esse dovevano formare il corpo attraverso la danza e lo sport poiché anche i corpi femminili si mostravano nudi, nella scultura, rappresentati in pose atletiche o in quelli più tradizionali tipicamente femminili.

Anche il corpo femminile doveva essere privato della sua sensualità mediante l’effetto del distacco già visto per il corpo maschile: questo scultura ufficiale “unificò” il corpo di uomini e donne in un nuovo tedesco, alto ed agile, dai movimenti gentili e dalla forza quieta.

Nella scultura il corpo femminile assomigliava comunque a quello maschile anche se erano presenti seni e fianchi prominenti il che era un modo per desessualizzare il nudo e ribadire il predominio maschile.

Joseph Goebbels

Joseph Goebbels

Joseph Goebbels, invece, sosteneva un tipo di fascino femminile con attributi tradizionali per cui le donne dovevano essere forti sane e di bell’aspetto e perciò non dovevano mostrare caratteristiche maschili come muscoli nelle braccia e nelle gambe.

Per questo tipo di femminilità la somiglianza tra i nudi scultorei maschili e femminili e il rilievo dato allo sport femminile, sembravano sconfessare questa immagine di una donna d’altri tempi.

Lo sport femminile fu, in effetti, una innovazione specialmente cittadina, laddove prima era considerato sconveniente per una signora.

L’atteggiamento nazista nei confronti delle donne covava delle contraddizioni quando si trattava di rappresentare il tipo ideale poiché risultava difficile conciliare la politica demografica nazista o il männerbund con la volontà di preservare il matrimonio e la vita familiare.

A differenza della scultura la pittura nazista rappresentò spesso la donna come una Madonna, vestita, casta, bionda, donna di casa e madre.

Si riteneva che nazionalismo e rispettabilità fossero gli ingredienti essenziali del mondo fascista: il nazionalismo forniva la forza per costruirlo, la rispettabilità ne controllava gli ardori maschili: il corpo rappresentava la forza, la vitalità e le qualità spirituali del Volk.

L’interesse per il corpo fu tipico del fascismo in quanto ideologia imperniata sull’espressione visiva e con atteggiamento verso la vita basato sugli stereotipi. Chi non corrispondeva al concetto di bellezza ideale era considerato un estraneo, un degenerato, appartenente alla razza inferiore; anche in questo caso l’estraneo fu sottoposto a un processo di medicalizzazione e venne considerato malato nel corpo e nella mente, anche se il giudizio clinico era basato su pregiudizi estetici e razziali.

Fu un esempio tipico di questo fanatismo Kurt Klare, funzionario dell’ordine dei medici del Reich che si scagliò contro la meccanizzazione della medicina in favore di una maggiore fiducia nell’istinto umano e nella ricerca dei precedenti razziali e familiari del paziente come elementi integranti della diagnosi clinica: la direzione della ricerca medica era più importante del fatto che detta ricerca si basasse o meno su prove.

Egli auspicava la totale liberazione del Reich dagli omosessuali che accusava di avere favorito il predominio delle chiese cristiane e dei principi della rivoluzione francese sullo spirito tedesco; come medico sostenne che la soluzione delle questioni omosessuale ed ebraica fossero un imperativo medico ed era, perciò, favorevole all’eliminazione fisica degli estranei.

Il nazionalsocialismo rafforzò e fece emergere quel che era stato latente o implicito nell’alleanza tra nazionalismo e rispettabilità: l’ambiguità sul ruolo delle donne, il mantenimento della divisione del lavoro rendevano manifesto il desiderio del nazismo di essere dinamico e virile, ma anche rispettabile, di attaccare la borghesia per la sua confusione ed ipocrisia, mantenendone però i valori.

 Gli usi e costumi non dovevano cambiare; nonostante che alcuni atteggiamenti potessero minacciare la rispettabilità, in effetti questa rimase ben salda e superò la crisi come aveva già fatto quando aveva affrontato e assimilato, tra XIX e XX secolo, la riscoperta del corpo, le tensioni nate dalla prima guerra mondiale e dal suo dopoguerra; l’immutabilità degli usi e costumi era ormai un dato acquisito.

Questi usi e costumi erano serviti all’inizio per legittimare la classe media, ma si erano poi diffusi in tutte le classi sociali a tal punto che la rispettabilità era diventata vitale per l’esistenza stessa della società borghese poiché era un importante elemento di unificazione dell’ordine esistente in quanto coinvolgeva la percezione, da parte della gente, della propria società e perché mise in condizione gli individui di affrontare con successo la vita.