Si avvicina Natale, il Santo Natale ovvero quel giorno in cui si festeggia un compleanno eccellente, quello di un uomo entrato nella storia per svariati motivi che non sto ad elencare.

Un uomo che, tra le altre cose, non si è mai comportato da Dio, ha compiuto anche qualche gesto fuori dell’ordinario ma senza strafare e senza puntare troppo sul miracolistico e comunque sempre in risposta ad una sollecitazione (iniziativa) di qualcun altro cui solitamente raccomandava il silenzio.

Un laico che non aveva credenze religiose, nè aveva in mente di fondare una nuova religione; fatto fuori dai preti con la complicità della massa (sempre religiosa com’è di ogni massa), il terzo giorno risuscitò da morte (ma questa è un’altra storia, anzi un’altra festa).

Mi permetto due citazioni dal dottor Giacomo Contri:

“la Religione è senza sugo, solo cinghia tirata:

il proprio del cristianesimo è che o è sugo o è niente” (post del 18 dicembre);

“L’unico fatto in tutta la storia umana che meriterebbe di venire qualificato come “mistero” – la Trinità, Figlio-uomo Padre Spirito, uguali ma distinti concettualmente – non lo è perché:

     una volta rivelato non ha più nulla di misterioso,

prima che fosse rivelato non ne sapevamo nulla, dunque non potevamo neppure supporre un mistero.”(post del 19 dicembre).

Una canzone tipica di questo periodo dice ben quanto poco acume abbiano avuto i cristiani nel corso dei secoli.

Eccone il testo:

“Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo,

e vieni in una grotta al freddo e al gelo.

O Bambino mio divino,

io ti vedo qui a tremar;

o Dio beato !

Ah, quanto ti costò l’avermi amato !

  1. A te, che sei del mondo il Creatore,

mancano panni e fuoco, o mio Signore.

Caro eletto pargoletto,

quanto questa povertà

più m’innamora,

giacché ti fece amor povero ancora.

  1. Tu lasci il bel gioir del divin seno,

per giunger a penar su questo fieno.

Dolce amore del mio core,

dove amore ti trasportò ?

O Gesù mio,

per ché tanto patir ? per amor mio !

  1. Ma se fu tuo voler il tuo patire,

perché vuoi pianger poi, perché vagire ?

mio Gesù, t’intendo sì !

Ah, mio Signore !

Tu piangi non per duol, ma per amore.

  1. Tu piangi per vederti da me ingrato

dopo sì grande amor, sì poco amato!

O diletto – del mio petto,

Se già un tempo fu così, or te sol bramo

Caro non pianger più, ch’io t’amo e t’amo

  1. Tu dormi, Ninno mio, ma intanto il core

non dorme, no ma veglia a tutte l’ore

Deh, mio bello e puro Agnello

a che pensi? dimmi tu. O amore immenso,

un dì morir per te, rispondi, io penso.

Dunque a morire per me, tu pensi, o Dio

ed altro, fuor di te, amar poss’io?

O Maria. speranza mia,

se poc’amo il tuo Gesù, non ti sdegnare

amalo tu per me, s’io non so amare!”

Non mi è mai piaciuto questo canto.

Scopro con piacevole sorpresa che lo stesso Giacomo Contri le ha dedicato un interessantissimo (come sempre) post proprio oggi, 23 dicembre.

Dal post mi permetto due ulteriori citazioni:

“(“Gesù”) non considerava l’umanità come un profitto personale?, una conquista, una ricchezza. tanto da tenersela stretta per tutti i tempi (“Ascensione”, così dicono i testi).”

“E risiamo così ai giorni nostri, con il loro immenso equi-voco di amore e miseri-cordia, e l’altrettanto immenso errore sulla povertà:

che non è mancanza di soldi ma mancanza di soci (con i quali soltanto si fanno anche i soldi).

In mancanza di soci alcuni fanno as-sociazioni per delinquere, ragionando che è sempre meglio che essere poveri!”.

Alle persone che a vario titolo anche quest’anno mi sono stati soci, i miei auguri; ne ricordo un po’, scusandomi con chi dovessi involontariamente dimenticare:

Don Pier Alberto Sancisi, Gabriele Trivelloni e Silvia Sangiorgi, Roberto Mastri, Giacomo Contri, Daniela Adorni, Pierpaolo Pelli, Alessandro Pelli, Marta del Dosso coi pargoli Tommy e Jack, Umberto Farina, Luana Zaccheroni, Roberta Berardi, Andrea Rosa, Ivano Savoretti, Marco Guerrieri, Davide Zavatta, Fabio Montebelli, Agostino Babbi, Stefano Brunori, Silvia Semprini, Daniela Capelli, Stefania Lanzoni, Maurizio Marchi, Cristian Rocchi.

Vengo agli amici emiliani: Andrea Piselli, Cristian Cosimo, Elisa Fancinelli, Claudio Castagnoli, Fiorella Artioli, Paolo Piccinini, Gianluca de Simone, Nicola Barozzi, Claudia Casarini, Miranda Corradi, Alberto Cuoghi, Luca Falcitano, Lazzaro Fontana, Antonella Gonzaga, Sabrina Menghini, Fabio Pestilli, Francesco Gallina, Francesco Pigati, Giorgio Pintaudi, Giovanni Remondini, Roberta Conti, Anna Ballerini, Irene Affilastro, Cinzia Givera, Federica Maestri, Grazia Gagliano, Massimo Guenza, Carlo Bordi, Luigi Serinelli, Cristina, Favalli, Giovanna Polini, Stefano Bonini, Jessica Plodari, Marco Grisenti …

A ciascuno di loro e alle loro famiglie auguro un santo Natale.

Auguro un Santo Natale anche ai cristiani che sono perseguitati a motivo della loro fede (il sultano del Brunei ha stabilito 5 anni di carcere per chi festeggia il Natale, il che mi fa pensare a quale paura suscita ancor oggi il Nascituro), a chi vive in condizioni difficili per via di guerre o comunque di situazioni avverse.

Auguro un Santo Natale ad una chiesa cattolica sempre più confusa e religiosa.

Auguro un Santo Natale a coloro che fatico a sopportare, che disprezzo, che evito ogni volta che posso, sperando che capiti l’occasione di poter ripartire con migliori risultati.

Auguro un Santo Natale a chi mi è ostile, sperando di riuscire a ricambiare in sempre minor misura.

Su ciascuno invoco la benedizione di Mosè, che è diventata la mia preghiera quotidiana (su cui tornerò prima o poi), presa dal libro dei Numeri:

Ti benedica il Signore e ti protegga.

Il Signore faccia brillare il Suo volto su di te e ti sia propizio.

Il Signore rivolga su di te il Suo volto e ti conceda pace.